7. Inclusione

Questa sezione fa parte delle Linee guida sulla consultazione pubblica in Italia : dal 5 Dicembre 2016 al 12 Febbraio 2017 questo documento è stato sottoposto a consultazione pubblica. Tutti i contributi inviati dagli utenti sono visualizzabili in fondo alla pagina.

L’amministrazione pubblica deve garantire che la partecipazione al processo consultivo sia il più possibile accessibile, inclusiva e aperta, assicurando uguale possibilità di partecipare a tutte le persone interessate.

Criteri

  • L’amministrazione, in funzione della portata della consultazione, individua i bisogni di tutte le categorie e prevede le opportune misure per permettere la loro partecipazione;

  • la scelta degli strumenti da usare per realizzare la consultazione non deve pregiudicare la partecipazione di nessuno dei soggetti interessati, per motivi logistici, tecnologici o di sicurezza;

  • il grado di anonimato (che può variare da una identificazione forte fino all’anonimato tramite pseudonimo), soprattutto nelle modalità on-line, deve essere scelto in modo da non pregiudicare la partecipazione di tutti;

  • a seconda dell’ampiezza e della tipologia della platea dei portatori di interesse, l’amministrazione può prevedere diversi canali di accesso alla consultazione e/o diverse fasi di consultazione, ciascuna adatta ai bisogni delle varie categorie dei portatori di interesse coinvolti;

  • la consultazione può fare ricorso a soluzioni tecnologiche e a una combinazione di modalità on-line e off-line per permettere l’accesso a tutte le categorie di utenti, anche le più svantaggiate.

18 Commenti

  1. Flavia Marzano

    aggiungerei dopo “sicurezza”: socio economico culturali religiosi e di genere.Reference

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  2. gerardo de luzenberger

    Non drei “l’amministrazione individua i bisogni”. Forse è più giusto dire che li raccoglie dialogando con i osggetti che li esprimono.

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  3. Alberto Cottica

    Lascerei cadere tutti i riferimenti alle categorie, tipologie etc. Dividere il mondo in categorie è difficile e oneroso. Meglio parlare di riconoscimento del valore intrinseco di ciascun contributo, anche del più umile; e di accoglienza per tutti, a prescindere da caratteristiche e storie personali.

    Allo stesso tempo, l’inclusione non deve diventare una scusa per banalizzare il tema su cui ci si consulta.

    Gli altri punti mi sembrano ben riusciti.

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    • Angela Creta

      Immagino il discorso sulle categorie come riferito alla volontà di consentire a tutti le stesse possibilità di partecipazione, e quindi orientato al principio di “inclusione”.

      Sarebbe opportuno ragionare sul concetto di riconoscimento del valore intrinseco di ciascun contributo, anche del più umile; e sul principio di accoglienza.

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  4. ANORC Professioni

    Sarebbe opportuno inserire anche un espresso riferimento alla necessità di utilizzare strumenti e metodologie atti a garantire l’accessibilità, in modo da garantire la possibilità di partecipazione alla consultazione pubblica, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari, nel rispetto della normativa dettata dalla Legge 9 gennaio 2004, n. 4, dal
    DPR 1 marzo 2005, n. 75, dal DM 8 luglio 2005, dal DM 30 aprile 2008 e dalle Circolari AGID in materia.

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  5. Leonardo Ferrante

    Utile qualche esempioReference

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  6. Susanna Ferro - Transparency International Italia

    L’amministrazione dovrebbe anche assicurarsi che chi può essere interessato alla consultazione ne sia a conoscenza e vi possa effettivamente accedereReference

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    • chiara pignaris

      In effetti più che individuare i bisogni (che sono l’oggetto della consultazione) dovrebbe individuare i soggetti potenzialmente interessati e rendere la loro partecipazione possibile.

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  7. Riparte il futuro

    non si comprende a cosa corrisponda, cosa significa il termini ‘bisogni’ e perché sia ivi contenuta.Reference

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  8. Riparte il futuro

    non è chiaro cosa questa previsione significhi.Reference

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  9. Riparte il futuro

    L’amministrazione deve impegnarsi a predisporre una mappa dei potenziali stakeholder diretti e indiretti e deve mettere bene in chiaro attraverso quali canali li informerà della prossima consultazione. Ad esempio, quotidiani locali (o stampa nazionale), posta cartacea, email e newsletter, tv locali, affissioni locali. I canali di comunicazione vanno individuati di volta in volta sulla base dei potenziali stakeholder. Inoltre, la mappa dovrebbe essere resa pubblica. Peraltro e molto importante, è necessario prevedere che anche coloro che non fanno parte della mappa degli stakeholders possano partecipare alla consultazione se lo richiedono e se sono nei termini.
    Infine, sarebbe opportuno che sul sito internet di ciascuna amministrazione ci sia la possibilità di registrarsi proattivamente come stakeholder ed essere dunque ab initio destinatario delle comunicazioni di inizio consultazione.Reference

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  10. chiara pignaris

    L’anonimato non va bene in un processo istituzionale improntato alla trasparenza, lasciamolo ai social. La privacy invece deve essere garantita.Reference

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  11. chiara pignaris

    In effetti è brutto parlare di categorie svantaggiate. Forse si può mettere: al di là degli stati sociali, di istruzione, di genere, di età e di salute.Reference

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  12. Marieva Favoino

    sostituirei “permettere l’accesso a tutte le categorie di utenti, anche le più svantaggiate” con “permettere l’accesso alla partecipazione a tutte le categorie di portatori di interesse”Reference

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  13. Fabrizio Gasparetto

    L’anonimato non contraddice la trasparenza. Può altresì essere uno strumento molto utile non tanto e non solo a favorire l’affluenza di proposte, quanto soprattutto a garantire un’analisi delle proposte scevra dai condizionamenti che l’identità strutturalmente comporta. L’autorevolezza, vera o presunta, l’autorità condizionano la valutazione libera delle proposte.Reference

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  14. CMDI | Centre for Media and Democratic Innovations

    Il punto 3 (anonimato) sembra essere in contrasto con quanto espresso nella parte relativa alla privacy. La garanzia di quest’ultima non richiede necessariamente l’anonimato.
    Siamo d’accordo con Flavia Marzano sulla necessità di aggiungere dopo “sicurezza” le condizioni specifiche: “socio economico culturali religiosi e di genere”.
    Inutile, in generale, parlare di “categorie” (nozione ambigua: stakeholders? portatori di interesse? cluster socio-grafici? classi sociali? segmenti di consumo?); meglio fare riferimento, a nostro avviso, alla necessità di garantire a tutte e tutti un accesso inclusivo.
    Quando si fa riferimento all’inclusività è necessario definire come avviene la selezione e la modalità di partecipazione dei cittadini, se esistono condizioni di eguaglianza sostanziale fra i cittadini e anche se l’architettura istituzionale permette l’attenuazione delle differenze
    sociali.

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