Bologna delibera e trasforma

Consultazione chiusa

Questa Azione è stata sottoposta a consultazione pubblica dal 16 luglio 2016 al 31 agosto 2016. Tutti i contributi inviati dagli utenti sono visualizzabili in fondo alla pagina.

25.
Bologna delibera e trasforma

 

Descrizione breve
Sviluppare dispositivi digitali in grado di migliorare e supportare consultazioni pubbliche aperte alle proposte dei cittadini per rendere inclusivi i processi deliberativi e sperimentare nuove pratiche politiche. Partendo dalla rete civica Iperbole, ridisegnata nel 2014 grazie a un percorso di co-design, l’obiettivo è garantire trasparenza e accessibilità alle informazioni e ai servizi on line, e contribuire ad alimentare il capitale sociale e le connessioni tra comunità, persone e amministrazione pubblica.

Obiettivo generale
Aprire i processi deliberativi ai cittadini, cedere potere sperimentando nuove pratiche politiche, rendicontare i progetti di trasformazione in maniera trasparente.

 

Amministrazione responsabile Altre PA coinvolte Altri soggetti coinvolti Periodo di attuazione
Comune di Bologna Istituzioni del territorio Organizzazioni della società civile, associazioni di categoria, imprese private

2016 -2017

Azione Nuova

Azione già in corso

 

Situazione attuale
Bologna da sempre rappresenta il laboratorio di innovazione civica del paese.

Decentramento amministrativo, strumenti per favorire la collaborazione, l’adozione di un Regolamento per la cura e rigenerazione dei beni comuni urbani, una rete civica digitale gratuita fin dal 1994, punti wi-fi liberi, una strategia di comunicazione multicanale, il portale Open Data, una rete di spazi istituzionali (biblioteche, musei, scuole, uffici comunali) e spazi privati (fondazioni, imprese) che collaborano attivamente e trasversalmente: sono solo alcuni degli strumenti ed esempi messi in campo, che indirizzano i prossimi traguardi.

Oggi l’obiettivo è rinnovare il patto tra amministrazione e cittadinanza, partendo dalla cooperazione e della collaborazione civica. Un percorso di ascolto e rendicontazione nei quartieri con la partecipazione di oltre 1.500 cittadini si è già svolto tra ottobre 2015 e aprile 2016.

 

Risultati attesi
Implementate le piattaforme e le risorse per: offrire ai cittadini la possibilità di essere parte attiva del governo della città; creare meccanismi per rendere inclusivi i processi deliberativi e sperimentare nuove pratiche politiche; aumentare le connessioni collaborative digitali all’interno della rete civica bolognese; aumentare le consultazioni pubbliche; favorire la partecipazione dei cittadini al bilancio partecipativo; creare nuovi patti e modelli di collaborazione; attivare laboratori di rigenerazione urbana e co-progettazione delle priorità per l’inclusione.

 

IMPEGNI SPECIFICI E TIMELINE

 

1. Consultazione per condividere e definire le priorità, a partire dalle popolazione a rischio esclusione (scuole, centri sociali anziani), e per co-disegnare un piano di alfabetizzazione digitale volto all’inclusione e la rigenerazione urbana.

Novembre 2016

Impegno nuovo

Impegno già in corso

 

2. Avvio spazio sul web per petizioni, richieste – idee – proposte e bilancio partecipato.

Febbraio 2017

Impegno nuovo

Impegno già in corso

 

3. Presentazione di un report sulla partecipazione.

Marzo 2018

Impegno nuovo

Impegno già in corso

 

Vuoi saperne di più su questa Azione? Leggi il post di presentazione.

9 Commenti

  1. Fabio Bettani

    Ho il sospetto che la “popolazione a rischio esclusione” si componga soprattutto di:
    – immigrati di prima generazione
    – residenti non regolarizzati (studenti fuori sede, dottorandi, neolaureati… che per mille motivi non spostano la propria residenza a Bologna)
    Queste fasce di popolazione sono escluse o fortemente sottorappresentate nei meccanismi politico-decisionali della città.
    Mi sembra, viceversa, che per gli anziani esista una vasta rete di centri sociali che da anni si occupa di inclusione.
    Basti vedere, nell’ultima campagna elettorale, quante volte i candidati sindaco hanno incontrato centri anziani e quante volte, invece, i cittadini stranieri, le rappresentanze studentesche, le associazioni giovanili.Reference

    Rispondi
  2. Umberto Mezzacapo

    Credo si debba fare innanzitutto una profonda analisi sociologica, propedeutica ai processi partecipativi, 1) degli stakeholder del territorio bolognese e dei motivi che li hanno allontanati; 2) di cosa significhi oggi per i cittadini partecipare alla cosa pubblica e che ruolo ha una sfera pubblica (ri)mediata; 3) quali sono eventuali fonti di disuguaglianze digitali; 4) che tipo e che livello di capitale sociale esiste in questo territorio. Dopo questa analisi a mio parere andrebbe fatto un lavoro profondo sulle culture partecipative che stimolano la cittadinanza attiva, dove per culture partecipative intendo (riferendomi a Peter Dahlgren) a quei fattori quali capitale culturale (competenze comunicative in primis), capitale sociale (in termini di reti sociali che esistono sul territorio e che ruolo giocano nel favorire la partecipazione) e capitale umano. To be continued…

    Rispondi
  3. Lucilla Boschi

    Il percorso di inclusione e ascolto intrapreso dal Comune di Bologna è lodevole, e può crescere solo se ognuno di noi porterà al suo interno le proprie energie: per una partecipazione vera e profonda.
    Un passaggio fondamentale sarà l’abbattimento delle tante barriere, che ancora prima che fisiche sono mentali e spesso rischiano di portare avanti una divisione per categorie molto rischiosa e davvero poco inclusiva.
    Per questo il dialogo deve essere davvero a 360 gradi, passando da luoghi istituzionali come biblioteche, musei, scuole e Comune e continuando verso luoghi normalmente più privati come fondazioni, enti, onlus, ma anche imprese del territorio.
    Ogni luogo, pubblico o privato che sia, è portatore di una ricchezza fondamentale per la società, a patto che ogni cittadino abbia la possibilità di accedervi, senza limitazioni dovute a fasce di età, di reddito, di provenienza geografica o razziale, di handicap fisico o mentale: solo se si riuscirà a raggiungere una vera e completa inclusione sarà possibile realizzare una rigenerazione della nostra società, permettendo così a tutti l’accesso alla conoscenza come strumento di indipendenza e autonomia. E questo porterà alla crescita di una cittadinanza realmente attiva e partecipe.

    Rispondi
  4. Cecilia

    Grazie all’esperienza con la associazione girl Geek Dinners Bologna, [dove abbiamo collaborato con i quartieri, con l’Agenda Digitale, con la provincia, il forum Marconi e molti altri attori del territorio], e al tipo di lavoro che svolgo legato alla formazione, alla strategia e al digitale, ho potuto sperimentare in prima persona quanto il dialogo e lo scambio tra la comunità le istituzioni e gli enti, fatto anche attraverso gli strumenti digitali possa agevolare il percorso di inclusione delle donne (tema che mi sta ovviamente molto a cuore), le madri in periodo di maternità, le donne straniere che si devono inserire nella comunità, le giovani ragazze che devono scegliere il loro percorso di studi e/odi lavoro, le “over 40” o “esodate del lavoro” che devono ricollocarsi, le nonne che vogliono dialogare con i propri nipoti, e le madri che vogliono comprendere e guidare i lori figli in queste comunità online, ecc ecc. Il coinvolgimento di molte di queste realtà e persone è partito e tutt’oggi parte dalla comunità, proprio perché per arrivare alla alfabetizzazione digitale spesso è necessario passare dall’incontro fisico, da luoghi condivisi, dal fornire gli strumenti per poi proseguire attraverso la rete e i nuovi media. Il percorso intrapreso dall’assessore Lepore nei mesi passati credo sia stato un ottimo esempio di partecipazione, coinvolgimento e inclusione, ma soprattutto di ascolto della comunità, e penso sia un buon incipit ed esempio per i progetti futuri.

    Rispondi
  5. Ghirardi Nicola

    Mi piacerebbe che il processo di codesign continuasse, utilizzando strumenti come hackathon per raccogliere idee innovative, uniti ad un approfondimento su strumenti e metodologie già utilizzate in altre parti del mondoReference

    Rispondi
  6. Ghirardi Nicola

    Un’aspetto non sempre approfondito secondo me è il “ritorno” per il cittadino che contribuisce. Diverse tipologie di persone possono avere motivi diversi che andrebbero opportunamente stimolati.Reference

    Rispondi
  7. Ghirardi Nicola

    Credo che la rendicontazione debba essere continua e non solo finale, per aumentare la percezione di quanto (e deve essere vero) la partecipazione sia stata presa in considerazioneReference

    Rispondi
  8. Franco Sacerdotti

    Il Piano operativo del consorzio Agenda Digitale di Biella (Azione #makeBiella) ha previsto l’apertura di laboratori di coprogettazione con i cittadini che sono deputati all’analisi funzionale ed al controllo di qualità. L’iscrizione avviene attraverso il sito internet (è necessario leggere il progetto agenda digitale, fornire i propri spunti ed una disponibilità oraria settimanale secondo il principio di una banca del tempo) e la successiva discussione su un gruppo facebook che alla data attuale annovera circa 80 persone (la campagna di invito sui social network ha coinvolto circa 20’000 persone, a dimostrazione che la partecipazione vera richiede impegno e pochi sono veramente disposti). Le persone con opportuno intervento di animatori si suddividono in sottogruppi prendendo in carica azioni specifiche dell’agenda. Alla data attuale sono state sviluppate dai cittadini le analisi funzionali sia per il progetto di opendata che di inclusione over55 (azioni #Biellacasadivetro e #Biellainclude)Reference

    Rispondi

Invia commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *