Social network per la trasparenza della PA

Consultazione chiusa

Questa Azione è stata sottoposta a consultazione pubblica dal 16 luglio 2016 al 31 agosto 2016. Tutti i contributi inviati dagli utenti sono visualizzabili in fondo alla pagina.

6.
Social network per la trasparenza della PA

 

Descrizione breve
Definire la standardizzazione di alcune azioni di comunicazione specifiche sui diversi social network, individuando uno schema di declinazione sui social media delle attività di comunicazione dell’amministrazione trasparente. Definire le proposte attraverso un confronto a livello nazionale con i soggetti responsabili dell’applicazione delle norme (i responsabili dell’anticorruzione e della trasparenza), la maggior parte dei quali non ha né una preparazione specifica legata alla comunicazione, né un budget dedicato.

Obiettivo generale
Consentire ai cittadini di comprendere e fruire delle informazioni pubblicate nella sezione Amministrazione Trasparente dei siti web delle pubbliche amministrazioni attraverso l’uso dei social network.

 

Amministrazione responsabile Altre PA coinvolte Altri soggetti coinvolti Periodo di attuazione
Ministero dell’Economia e delle Finanze – MEF ANAC Open Government Forum

2016 -2017

Azione Nuova

Azione già in corso

 

Situazione attuale
Le norme approvate nel corso dell’ultimo quinquennio hanno popolato i siti web delle pubblichi amministrazioni di un numero crescente di dati, documenti e informazioni.

Tuttavia, molto spesso, queste informazioni non sono conosciute dai cittadini anche perché la maggior parte dei responsabili per la trasparenza non ha né una preparazione specifica legata alla comunicazione, né un budget dedicato.

 

Risultati attesi
Aumentare il numero di accessi ai dati, informazioni e documenti pubblicati dalle pubbliche amministrazioni al fine di incentivare il controllo civico attraverso l’individuazione di procedure standard da replicare su larga scala nelle amministrazioni centrali e locali.

 

IMPEGNI SPECIFICI E TIMELINE

 

1. Consultazione amministrazioni e stakeholders e stesura mappa social network interessati. Dicembre 2016
Impegno nuovo Impegno già in corso

 

2. Pubblicazione indicazioni operative sull’uso dei social network per la trasparenza Giugno 2017
Impegno nuovo Impegno già in corso

 

3. Pubblicazione documento con buone prassi uso social network per la trasparenza Ottobre 2017
Impegno nuovo Impegno già in corso

 

Vuoi saperne di più su questa Azione? Leggi il post di presentazione.

17 Commenti

  1. Paola Chiesa

    Inserire nelle social media policy degli enti locali uno specifico richiamo sulla necessità di comunicare attraverso i social le tematiche della sezione amministrazione trasparente.

    In particolare, invitare gli enti locali a predisporre un piano editoriale minimo, che informi i cittadini sul significato degli adempimenti normativi sulla trasparenza, attraverso l’approfondimento della concreta attività dell’ente locale sul tema stesso.

    Utilizzare la comunicazione sui social dei temi della trasparenza come modalità innovativa per misurare l’efficacia dell’azione dell’ente locale nel coinvolgere i cittadini sui temi della trasparenza, stimolando il dialogo, favorendo la conoscenza e migliorando i servizi erogati.

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  2. Alberto Cottica

    Questo mi sembra a rischio di sovradeterminazione normativa. Oltretutto il panorama dei social network cambia molto in fretta per i tempi della PA. Piuttosto, potrebbe essere utile rilasciare una specie di codice etico generico, che consenta a quelle amministrazioni che vogliono farlo di attivarsi sui social network senza timori di commettere irregolarità senza volerlo.

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  3. Ciro Spataro

    benissimo le PA sui social, ma con linee guida sui feedback da dare ai cittadini quando questi interagiscono con la PA facendo domande precise.
    Spesso ad una domanda di un cittadino su FB non corrisponde una risposta della PA e allora non ha senso stare sui social.
    I social network sono interazione, altrimenti si sta solo blindati nei propri portali web istituzionali.
    Quindi linee guida nazionali per la gestione della comunicazione bidirezionale della PA sui social: questa la mia proposta concreta.

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  4. Fabiana

    Sì, alla comunicazione bidirezionale; ma stare sui social significa soprattutto ascoltare (partecipare).

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  5. Associazione Fermentazioni

    Ampliare la standardizzazione delle azioni di comunicazione sui social a tutte le attività di comunicazione delle pubbliche amministrazioni, attraverso un processo partecipato di consultazione e lavoro collaborativo, mantenendo un focus specifico sulla trasparenza.

    Mettere le pubbliche amministrazioni in condizione di adottare delle prassi univoche – ma declinabili sulle specificità amministrative e/o territoriali – per l’interazione con gli stakeholder, la gestione dei feedback sui servizi, la social media policy, la comunicazione di emergenza, le attività di promozione di iniziative e servizi, la comunicazione al cittadino e la comunicazione sulla trasparenza amministrativa.
    Sul fronte dei cittadini, invece, prevedere iniziative e/o azioni che li abilitino ad un uso consapevole e funzionale dei social all’interno del dialogo con le pubbliche amministrazioni.
    Comprendere, all’interno delle iniziative, attività di formazione specifica per i dipendenti pubblici, anche attraverso Mooc.
    Associare, alla individuazione dei canali social e delle modalità comunicative, delle specifiche sui temi della partecipazione civica e dell’accountability al fine di migliorare il coinvolgimento, la partecipazione attiva e consapevole e il controllo civico rispetto alle iniziative e all’operato della PA.

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  6. Pierluigi Cara

    Manca l’impegno relativo alla formazione/informazione dei responsabili per la trasparenza (e dei loro staff),anche nella prospettiva di integrare nelle strutture organizzative delle PA personale effettivamente competente a svolgere queste delicate funzioni.
    Non è, inoltre, previsto un monitoraggio dell’iniziativa per la verifica della sua efficacia.Il MEF non sembra l’amministrazione più idonea a condurre questa azione, potrebbe essere utile aggiungere Funzione Pubblica e una o due Università/Centri di Ricerca specializzati.

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  7. Marco BAVA

    si finalmente qualcosa di semplice comprensibile ed attuabile, con sanzioni economiche nei confronti dei sindaci che non le attuano per coprire tangenti e corruzione

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  8. Laura Strano

    Il MEF è già una buona pratica perché adotta e ha già posto in consultazione dal 24 novembre al 24 dicembre 2015 le Social Media Policy esterne ed interne redatte dal Dipartimento dell’Amministrazione Generale, del personale e dei servizi (DAG), ispirandosi ai principi contenuti nelle Linee Guida emanate dal Dipartimento della Funzione Pubblica nel dicembre 2011.
    http://www.mef.gov.it/policy/.
    Le Amministrazioni che gestiscono social però non mi pare siano molte.
    Propongo di cominciare dalla base e inserire quindi come primo impegno :
    – Pubblicazione di una direttiva da parte della Ministra che inviti le Amministrazioni centrali e locali ad aprire profili istituzionali sul social network.
    Quindi a mio modesto avviso la scheda dovrebbe essere modificata così:
    IMPEGNI SPECIFICI
    1. Pubblicazione di una direttiva da parte della Ministra che inviti le Amministrazioni centrali e locali ad aprire profili istituzionali sul social network.
    2.Consultazione amministrazioni e stakeholders e stesura mappa social network interessati.
    3. Pubblicazione indicazioni operative sull’uso dei social network per la trasparenza
    4. Pubblicazione documento con buone prassi uso social network per la trasparenza.
    5. Verifica mappa social network per monitorare se il numero delle PA sui social è aumentato.
    Solo così si può raggiungere l’obiettivo generale di consentire ai cittadini di comprendere e fruire delle informazioni pubblicate nella sezione AT dei siti web delle pubbliche amministrazioni attraverso l’uso dei social network.
    Quindi innanzitutto bisogna spingere in modo incisivo le PA ad aprire canali social. Diversamente l’azione è indirizzata solo a un certo di numero ristretto di PA che già hanno aperto il profilo istituzionale sul social e quindi beneficerà dell’azione un numero ristretto di cittadini.

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  9. Morena Ragone

    Eviterei una ingerenza così massiccia, renderei piuttosto obbligatorio, per le amministrazioni pubbliche che usano i social network, dotarsi di social media policy. In esse, poi, potrà essere previsto – qualora le amministrazioni lo vogliano – l’uso dei social di riferimento panche per finalità di trasparenza.Reference

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  10. Antonio Gaeta

    L’integrazione entro standard predefiniti di qualità, di accesso e – non da meno – di effettiva consultabilità è un risultato imprescindibile da conseguire se vogliamo alleggerire sia i cittadini sia gli uffici dall’opaca e caotica burocrazia.
    L’opportunità che tutti i siti istituzionali siano omogeni per impianto grafico faciliterebbe la consultazione anche i meno esperti.
    E’ a mio avviso urgente che il sistema sanitario proceda ad un’unificazione dei sistemi (dal medico di base, all’ambulatorio, al policlinico, alla clinica od al laboroatorio, fino alle farmacie) che semplifichi la vita di persone malate, renda maggiormente documantabili gli errori o le negligenze sanitarie e che renda pienamente tracciabile la spesa degli operatori sanitari.Reference

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  11. Vittorio Scarano

    Sono docente all’Università di Salerno e sono il coordinatore del progetto di ricerca Horizon2020 su Open Data e Trasparenza, dal nome “Raising Open and User-friendly Transparency-Enabling Technologies fOr Public Administrations” (ROUTE-TO-PA). Il progetto (2015-2018) comprende 12 partner con 5 pilot nelle Pubbliche Amministrazioni di Dublino, L’Aja, Prato, Issy-les-Moulineaux e Groningen in 4 paesi europei.
    Il progetto ha una forte componente italiana, includendo oltre a Prato come Amministrazione, la partecipazione di Ancitel (sviluppo tecnologico) e quella del Dipartimento di Informatica dell’Università di Salerno (coordinatore, responsabile dello sviluppo delle piattaforme software collaborative e sociali).

    Lo scopo del progetto è cercare di rendere gli Open Data offerti dalla Pubblica Amministrazione più facilmente fruibili e comprensibili dai cittadini.
    Uno degli strumenti principali che stiamo sviluppando è la Social Platform for Open Data (SPOD), che permette ai cittadini di discutere sugli Open Data, argomentare con gli Open Data e anche co-creare in un ambiente cooperativo dataset che possono essere utilizzati nella comunità. Il prototipo viene testato nei pilot a partire da Ottobre 2016.

    Il software, sviluppato dal nostro progetto, è ovviamente disponibile open-source ed è a disposizione di tutti coloro (PA, comunità, associazioni, etc.) che vogliano dotarsi di un ambiente sociale che permette di discutere in maniera evoluta usando gli open data, per facilitarne comprensione, uso, fruizione e creazione. La Social Platform è progettata per poter utilizzare i dati provenienti dai repository CKAN delle Pubbliche Amministrazioni o di altre associazioni e poterla utilizzare (opportunamente visualizzati) all’interno delle classiche attività da social network. Sono anche previste aree di lavoro per piccoli gruppi che permettono di co-creare semplici dataset con uno spreadsheet condiviso, permettendone l’uso nella discussione sul social network.

    Il nostro contributo alla azione è quello di portare la nostra esperienza sui social network utilizzati per la diffusione di informazione e sulla pubblicazione delle linee guida (punti 2 e 3), oltre che ovviamente mettere a disposizione la nostra esperienza e competenza su un social network specifico SPOD, creato nel progetto.

    Il sito del progetto è http://www.routetopa.eu, e siamo disponibili all’indirizzo coordinator@routetopa.eu e vitsca@unisa.it per contatti e collaborazioni per l’utilizzo.

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  12. Marco Lombardo

    L’azione di comunicazione della pubblica amministrazione non può dimenticare i cittadini che non utilizzano un social network.
    Sarebbe opportuno, al fine di mantenere la proprietà dei contenuti e di comunicare anche ai cittadini che non utilizzano i social network, che la pubblica amministrazione distribuisse i contenuti prima di tutto su blog di proprietà della pubblica amministrazione stessa, e che solo successivamente i contenuti del blog venissero crosspostati sui principali social network.

    L’apertura del blog ai commenti dei visitatori garantirebbe l’unitarietà della discussione civica, senza la frammentazione di una discussione che procede per vie parallele, segmentata tra vari social network.

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  13. francesco formisano

    Forse è superfluo regolamentare questo settore in così continuo fermento. Piuttosto, le PA potrebbero favorire l’ingresso di comunicatori giovani e preparati, al passo coi tempi, che li aiutino a gestire un servizio molto importante, tanto per gli enti quanto per i cittadini.

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  14. Alessandro Lovari

    Ho letto con interesse sia il testo della consultazione che i commenti postati in questo spazio. La PA ad oggi non può fare a meno di non essere presente sui social media (sempre però in un’ottica di comunicazione pubblica multicanale) per molte ragioni di cui non possiamo rendere conto in questo commento (ad esempio si possono trovare nel bel numero monografico della rivista “Problemi dell’Informazione”). Sicuramente perchè i consumi mediali ci dicono che i cittadini cercano sempre più informazioni su queste piattaforme, sia informazioni di interesse generale che specifiche sulla PA e sui suoi servizi. Le forme di colonizzazione della PA sui social media sono però molto diverse, dipendono dalle biografie comunicative delle amministrazioni, e si caratterizzano principalmente per un uso ancora sperimentale e improvvisato, che segue spesso logiche imitative di altre Pa e pone scarsa attenzione alla dimensione gestionale e organizzativa. Quindi il problema non è solo la presenza della PA sui social, ma la qualità di questa presenza. Cosa che spesso manca alle amministrazioni che presidiano Facebook e Twitter con canali ufficiali. Le ricerche mettono poi in luce un uso unidirezionale, molto 1.0, di queste piattaforme che promuovono spesso contenuti politici e non di interesse generale, e non tengono conto della voce dei cittadini e dei loro bisogni comunicativi (in termini di temi e di linguaggio). Si creano così forme di retoriche dell’innovazione tecnologica che alla lunga sono/saranno dannose sia per la PA che per i cittadini stessi, che sono i primi ad accorgersi di come queste piattaforme rispondano ad una logica di promozione di immagine e non ad una dimensione di servizio.
    Con queste premesse, concordo con molte delle osservazioni di Laura Strano e Morena Ragone. Occorre dotarsi di una social media policy per stabilire regole, anche di tipo conversazionale, tra PA e pubblici digitali (non dimentichiamoci anche i media che cercano informazioni sempre più nelle fonti social). Ogni Pa presente sui social dovrebbe darsi una social media policy, cosa invece ancora rara come mettono in luce Chiesa e Alovisio. Il ministero potrebbe indicare delle linee guide, ma poi secondo me ogni social media policy dovrebbe essere calibrata sulle peculiarità delle amministrazioni e sulle loro dotazioni di personale. Altro punto focale è la preparazione specifica di chi gestirà i social per la PA. Le ricerche (ahimè) mettono in luce una cannibalizzazione della politica nella gestione delle timeline pubbliche, fattore pericoloso e discutibile. A ciò si lega il tema della ridefinizione dei professionismi in seguito alla svolta digitale della PA che si lega all’emergere di nuovi profili professionali per la gestione della comunicazione pubblica digitale.
    Se da un lato il mercato propone nuove skills e profili (ad es. social media manager e social media strategist), e la politica cerca di “piazzare” dietro alle piattaforme social consulenti o uomini di partito fedeli alla linea editoriale del vertice, dall’altro si pone la questione del ruolo del comunicatore pubblico. Non si tratta di difendere rendite di posizione ma di valorizzare una figura che per sensibilità relazionale, etica professionale, conoscenza dell’organizzazione, e coordinamento dei flussi comunicativi, rappresenta sicuramente l’alveo privilegiato per la funzione dei social media nella PA. È chiaro però che occorra investire in una riqualificazione del ruolo che passi attraverso l’acquisizione di skills e competenze digitali, attraverso un aggiornamento professionale continuo di coloro che già lavorano presso le pubbliche amministrazioni. In questo contesto è necessario ritornare ad investire in formazione per aumentare il livello di competenze del settore pubblico. Perché “pubblicare post su Facebook è cosa ben diversa da fare comunicazione pubblica sui social, che significa usare queste piattaforme in modo strategico, facendole diventare hub comunicativi e relazionali per l’amministrazione” , con un forte senso etico, trasparenza e rispetto dell’interesse generale. Senza competenze specifiche e una formazione adeguata e continua il rischio è quello di una casualità nelle sperimentazioni di fronte all’innovazione, un’inevitabile discontinuità delle attività comunicative nel tempo.

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  15. Ecosistema Camerale

    Il canale di comunicazione dei Social Network, per le pubbliche amministrazioni, è un canale immediato, tempestivo ed efficace nel dialogo con una fetta sempre più consistente di interlocutori . È un canale che l’amministrazione deve utilizzare anche per intercettare elementi di criticità e adottare strategie di fidelizzazione e costruzione di dialogo. L’idea è quella di realizzare un servizio di SOCIAL CUSTOMER SERVICE. Come Associazione di advocacy del Sistema Camerale, Ecosistema camerale intende contribuire alla progettazione di alcune “best practice” attivando, sui canali social di alcune Camere di Commercio aderenti al progetto, la comunicazione istituzionale, l’ufficio “URP”, la pubblicazione di studi economici e analisi territoriali, l’adesione a progetti sperimentali di digitalizzazione delle imprese, l’illustrazione della sezione “Amministrazione trasparente” di ciascuna singola Amministrazione e i relativi aggiornamenti. Alcuni di questi servizi, visto l’aspetto istituzionale, saranno collegati e integrati ai sistemi interni all’ente, quali ad esempio il sito istituzionale e la gestione documentale dell’Ente, in modo da registrare e avviare nell’iter standard interno ogni istanza provenga dall’utenza.Reference

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  16. Franco Sacerdotti

    Il Piano operativo del consorzio Agenda Digitale di Biella (azione #dilloaBiella) prevede l’apertura delle pagine social dei partner pubblici del consorzio. Il primo risultato è stata l’apertura della pagina FB Città di Biella che raggiunge circa 40’000 persone alla settimana (popolazione della città circa 40’000). Il palinsesto è strutturato sia per 1) dare informazioni di servizio (es. orari degli uffici, iniziative ed eventi della PA, traffico, emergenze) 2) promuovere il territorio (brand #innamoratidelbiellese) 3) interlocuzione disintermediata con la parte politica (question time mensili dove gli assessori rispondono a temi specifici) 4) raccolta di segnalazioni con tempi certi di risposta (quest’ultimo include altri canali quali whatsapp, twitter, telegram). Nel 2016 ulteriori partner apriranno le loro pagine social (es. CCIAA; partecipate)Reference

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  17. Monica Palmirani

    Alcuni dati che confluiscono nella sezione “Amministrazione Trasparente”, così come è ora normata dal D.lgs.33/2013, hanno limitazioni di finalità e di pubblicazione nel tempo (arco temporale limitato). Utilizzare i Social Network per diffondere tali dati può presentari risvolti giuridici di non poco conto anche alla luce del futuro EU-U.S. Privacy Shield e del Regolamento Privacy.Reference

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