ALLEGATO 2: PRESENTAZIONE DELL’ISTANZA DI RIESAME

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Allegato 2: presentazione dell’istanza di riesame

Nel caso di rigetto totale o parziale dell’istanza di accesso, è auspicabile che le amministrazioni agevolino l’esercizio del diritto di chiedere il riesame della decisione, previsto dall’art. 5, c. 7, d.lgs. n. 33/2013. A tal fine, è auspicabile che ciascuna amministrazione fornisca, contestualmente o all’interno del provvedimento di conclusione del procedimento relativo all’istanza di accesso, tutte le informazioni necessarie per presentare l’istanza di riesame, oltre che per esperire i rimedi giurisdizionali previsti dal medesimo art. 5, c. 7.

Le amministrazioni sono invitate, in particolare, a predisporre un modulo di riesame già compilato e pronto per l’invio o soluzioni digitali equivalenti. Nel modulo dovrebbero essere inseriti i seguenti elementi:

  • dati anagrafici, residenza e contatti del richiedente (v. anche Allegato 1, § 1.2, sub a, b e c);
  • gli estremi della decisione amministrativa oggetto dell’istanza di riesame;
  • il numero di protocollo dell’istanza originaria;
  • i recapiti del responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza al quale inviare l’istanza;
  • l’indicazione dei rimedi giurisdizionali esperibili ai sensi dell’art. 5, c. 7, d.lgs. n. 33/2013 nei confronti della decisione di riesame.

 

2 Commenti

  1. Fulvio Albanese

    Il comma 7 dell’articolo 5 del dlgs 33/2013 come modif dal d.lgs 97/2016 dispone che nei casi di diniego totale o parziale dell’accesso o di mancata risposta da parte di una amministrazione statale centrale o periferica, il richiedente può presentare richiesta di riesame al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, il quale decide con provvedimento motivato, entro il termine di venti giorni.
    Il comma 8 dispone che, qualora si tratti di atti delle amministrazioni delle regioni o degli enti locali, il richiedente può presentare ricorso al difensore civico competente per ambito territoriale, ove costituito. Qualora tale organo non sia stato istituito, la competenza è attribuita al difensore civico competente per l’ambito territoriale immediatamente superiore.
    Appare subito evidente che nel caso di cui al comma 7 si è scelta la via del ricorso gerarchico proprio, viceversa nel caso di cui al comma 8 si è deciso per il ricorso gerarchico improprio.
    Quindi sarebbe stato opportuno scegliere anche per i ricorsi di cui al comma 7 la via del ricorso gerarchico improprio per due motivi:
    -la decisione sul ricorso adottata da un’autorità diversa, non legata da un rapporto di gerarchia con quella dalla quale il provvedimento è stato emanato, avrebbe dato maggiore garanzia d’imparzialità al ricorrente;
    -visto che ai sensi dell’articolo 27 della legge 7 agosto 1990 n. 241 e s.m.i è stata istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, per vigilare affinché sia attuato il principio di piena conoscibilità dell’attività della pubblica amministrazione sarebbe stato opportuno affidare alla Commissione stessa i ricorsi di cui al comma 7.
    Per quanto concerne il ricorso al Difensore civico previsto dal comma 8 qualora il diniego all’accesso civico sia emanato da amministrazioni delle regioni o degli enti locali, occorre considerare che alcune regioni come l’Umbria, il Molise, la Puglia e la Calabria non hanno istituito questa figura di garanzia, dunque i cittadini residenti nelle stesse in caso di diniego di accesso civico non possono usufruire del rimedio stragiudiziale e pertanto sono costretti ad adire esclusivamente al Tribunale amministrativo regionale ai sensi dell’articolo 116 del Codice del processo amministrativo ex decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 con evidente disparità di trattamento e possibile violazione dell’articolo 3 della Costituzione.
    Se il ricorso contro i dinieghi all’accesso emanati da un’amministrazione statale centrale o periferica fosse stato affidato alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, la stessa avrebbe anche potuto estendere la propria competenza anche ai ricorsi contro i dinieghi delle amministrazioni regionali e degli enti locali nel caso in cui sia a livello provinciale, (il difensore civico comunale è stato abrogato dalla lettera a, comma 186 dell’art. 2 della legge 191/2009) che regionale non sia presente la figura del difensore civico.
    Peraltro, la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi con direttiva del 28 dicembre 2015 prot. 0032603 P-4.8.1.8.4 inviata a tutti i Difensori civici regionali e delle Provincie autonome, in assenza di specifica disposizione legislativa ha riconosciuto la propria piena competenza a decidere, nel merito, anche sulle istanze di riesame presentate ai sensi dell’articolo 25, comma 4 della legge 241/1990, avverso i dinieghi di accesso degli enti locali, nel caso di accertata assenza del difensore civico sia nell’ambito territoriale di riferimento che regionale.

    Non viene fissato un termine entro cui presentare il ricorso stragiudiziale.
    Al comma 7 non viene individuato un termine entro cui il richiedente può presentare ricorso al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, anzichè adire il TAR. La stessa lacuna la ritroviamo al comma 8 per quanto riguarda il ricorso al Difensore civico.

    Considerato che stiamo ragionando di un ipotetico ricorso gerarchico ex d.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199, appare ragionevole che lo stesso debba essere proposto nel termine di trenta giorni dalla data della notifica o della comunicazione in via amministrativa dell’atto impugnato, ai sensi del comma 1 dell’articolo 2 (Termine di presentazione) del citato d.P.R.

    Mancano precise indicazione sulla documentazione da presentare con il ricorso, sarebbe stato utile disciplinare il tutto come ad es. è stato fatto con l’articolo 12 del d.p.r. 184 del 2006 per l’accesso ex l.241/90. Ciò per facilitare l’individuazione dei casi di inammissibilità o irricivibilità, e per un corretto coinvolgimento dei controinteressati.

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  2. Fulvio Albanese

    Nel caso in cui il ricorso sia presentato al Difensore civico all’istanza di riesame si dovrebbe allegare anche:
    Copia della richiesta di accesso;
    Copia del documento;
    Copia del provvedimento di rigetto dell’accesso;
    Copia delle ricevute dell’avvenuta spedizione (racc. A/R, PEC, Fax) di copia del ricorso ai controinteressati, ove individuati già in sede di presentazione della richiesta di accesso.
    Quest’ultimo punto è importante per il giusto coinvolgimento dei soggetti controinteressati.
    Peraltro, il comma 9 dell’art. 5 del d.lgs 33/2013 novellato prevede la possibilità per il controinteressato di presentare richiesta di riesame ai sensi del comma 7 e 8, nei casi di accoglimento dell’istanza di accesso.

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