Agenda Nazionale partecipata per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico

Consultazione chiusa

Questa Azione è stata sottoposta a consultazione pubblica dal 16 luglio 2016 al 31 agosto 2016. Tutti i contributi inviati dagli utenti sono visualizzabili in fondo alla pagina.

1.
Agenda Nazionale partecipata per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico

 

Descrizione breve
Implementare l’Agenda nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico 2017, contenente i dati che le amministrazioni devono pubblicare in formato aperto, attraverso un percorso partecipato dalla società civile e condiviso con amministrazioni centrali e locali.

 

Obiettivo generale
Accrescere la disponibilità, la fruibilità, le modalità di accesso e di riutilizzo dei dati delle pubbliche amministrazioni, inclusi quelli presenti nelle basi dati di interesse nazionale, per perseguire con efficacia l’obiettivo di una complessiva valorizzazione del patrimonio informativo pubblico.

 

Amministrazione responsabile Altre PA coinvolte Altri soggetti coinvolti Periodo di attuazione
AGID ANCI, Regioni, PA centrali Open Government Forum

2016 -2018

Azione Nuova

Azione già in corso

 

Situazione attuale

L’ultima Agenda nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico risale al 2014, tuttavia non tutti i dataset indicati e sono stati rilasciati malgrado l’esplicitazione di un preciso cronoprogramma.

 

Risultati attesi

Accresciuta soddisfazione della domanda di dataset strategici e reale possibilità di rilascio in tempi brevi dei principali dataset relativi settori più rilevanti (quali salute, energia, educazione, giustizia, ambiente, welfare, infrastrutture, dati territoriali, ecc.)

Nella definizione dei dataset che le amministrazioni pubblicheranno sarà data priorità a quelli richiesti dalle organizzazioni della società civile, quelli in materia ambientale (Cop21) e quelli per la prevenzione della corruzione (G20).

 

IMPEGNI SPECIFICI E TIMELINE

 

1. Consultazione società civile e Open Government Forum.

Dicembre 2017

Impegno nuovo

Impegno già in corso

 

2. Rilascio dell’Agenda Nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico 2017

Febbraio 2017

Impegno nuovo

Impegno già in corso

 

3. Monitoraggio dell’effettivo rilascio dei dataset segnalati nell’Agenda attraverso incontri periodici con le amministrazioni coinvolte

Maggio 2018

Impegno nuovo

Impegno già in corso

 

Vuoi saperne di più su questa Azione? Leggi il post di presentazione.

26 Commenti

  1. Ciro Spataro

    Molto importante includere nell’Agenda i dataset che i comuni devono pubblicare entro fine anno e quelli che devono essere pubblicati dinamicamente aggiornati in real time (vedi trasporti pubblici urbani).

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  2. Francesco Paolicelli

    Inoltre il censimento dei Dataset delle PA Centrali e Locali non ci fornisce una situazione reale del Paese a causa del non aggiornamento di Dati.Gov.it.Reference

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  3. Riccardo Grosso

    A proposito di catalogo basi dati e applicativi delle p.a., censito da agid.
    Io su quel catalogo ho fatto le mie sperimentazioni, facendo pesca testuale e mapping geografico di entita’.
    Vero che ho usato le entita’ di Batini, ma altrettanto vero che nei tools che ho predisposto possiamo usare altre entita’, a piacere, altre ontologie o fondamentalmente gerarchie di entita’ e relazioni tra le stesse.
    Insomma, qui in queste poche slide e’ spiegato il lavoro che ho fatto sul catalogo agid db e applicazioni:
    http://www.slideshare.net/riccardogrosso/okoa2016long-v2
    Siccome si parla di valorizzazione degli open data, e dei linked open data, come cosa sempre piu’ necessaria ancorche’ (azzardo) indispensabile, forse potrebbe interessare.
    Da quel che leggo recentemente anche su sod, non basta piu’ parlare di dati open, tanti bei csv excel, ma necessita correlare il tutto e valorizzarlo.
    La modellazione concettuale aiuta nell’approccio per processi, come alcuni mi pare propongano.
    Mi pare insomma che la mia idea possa essere di aiuto per sviluppare quanto proposto, nel doc “tavola open data”, dove si dice:
    “dati.gov.it è in fase di re-ingegnerizzazione, per migliorare il posizionamento del portale, e per aggregare tutti i dati della PA (non solo quelli Open), partendo da quel famoso censimento delle oltre 150k basi dati in mano alla PA”
    A disposizione

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  4. Alberto Cottica

    Nei documenti di piano precedenti c’è stata una sottovalutazione dell’impegno di mantenere i dati aggiornati. Quando una PA rilascia un dataset, è importante che prenda un impegno formale e vincolante ad aggiornarlo a scadenze esplicitamente dichiarate. Dataset non aggiornati sono poco utilizzabili, e dichiararne la scadenza consente il monitoraggio della politica di dati aperti.

    Si può pensare alla scadenza di aggiornamento come un metadato. Sarebbe semplice scrivere una dashboard che restituisce in tempo reale il grado di aggiornamento dei dataset pubblicati dalla PA italiane (aggiornato, in ritardo, di quanto)….Reference

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  5. Stefano Sabatini

    Segnalo a proposito dell’Agenda 2014 che avevo pubblicato e che Matteo ha aggiornato
    http://stefanosabatini.eu/agendaOpenData/

    Si dovrebbe partire sia dal completare i punti, compresi i “dataset richiesti dalla società civile” espressi in corsivo.

    Avevo chiesto a Poste per i CAP e mi era stato risposto che non erano a conoscenza di questa azione.Reference

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  6. Andrea Assen

    “Accrescere la disponibilità, la fruibilità, le modalità di accesso…” più che un obiettivo generale pare una generica dichiarazione di intenti. Senza riferimenti precisi, per soddisfare il target, basterebbe anche un accrescimento minimo.
    Inoltre, secondo la mia esperienza, una parte non trascurabile dei dati messi a disposizione è alquanto aleatoria e non rispecchia la realtà. Prioritariamente alla diffusione dovremmo concentrarci sull’affidabilità dei dati; chi li certifica? i dirigenti che diffondono dati inesatti ne rispondono economicamente? esiste un sistema di controllo esterno?

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  7. Alessandro B.

    Penso che per valorizzare il patrimonio informativo pubblico, e migliorarne la qualità e la quantità, l’Agenda debba agire in sinergia con la nuova disciplina della trasparenza amministrativa. Si tratterebbe cioè di sottolineare il collegamento tra open data censiti e i dati di cui esiste già l’obbligo di pubblicazione per le amministrazioni ai fini della trasparenza, soprattutto per quanto riguarda le BANCHE DATI gestite da alcune amministrazioni centrali di cui all’ art. 9 bis del dl.gs 33 sulla trasparenza modificato dal d.lgs. 97/2016 ed elencate nell’Allegato B

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  8. Alberto Cottica

    Siete sicuri di avere le risorse per fare questo? Se sì, perché non è stato fatto prima?Reference

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  9. Giovanni Biallo

    Nel precedente piano era stata integrata una tabella che conteneva i dataset che l’Associazione OpenGeoData Italia aveva selezionato come fondamentali. Insisto sullo stesso punto ed il piano dovrebbe prevedere delle azioni precise e degli impegni determinanti su questi dataset.
    Breve sintesi dei fondamentali in ordine di livello amministrativo (parlo sempre di dati geografici):
    Non più rimandabile l’apertura dei dati catastali (servono a tutti: professionisti, imprese e cittadini). Un esempio banale: il comitato dei cittadini del mio paese ha deciso di segnalare i terreni incolti che in questo periodo sono pieni di erba secca molto pericolosa per gli incendi. Questi terreni non hanno numero civico. L’unico riferimento è quello catastale.Dove lo troviamo?
    Secondo database nazionale: le ortofoto digitali di varie epoche (Min. Ambiente e AGEA – queste ultime non sono neanche consultabili). Ancora un semplice esempio: ricevo mail da avvocati che trattano cause di abusi edilizi e che mi chiedono dove possono trovare foto aeree di vari periodi e se queste hanno una licenza d’uso che gli consente di mostrarle come prova.
    Terzo dataset: Archivio Nazionale dei Numeri Civici delle Strade. Esiste ma l’Istat e l’Agenzia delle Entrate non lo mollano.
    Mi fermo qui per la PAC (il resto è sulla tabella precedentemente citata) anche perché avere questi tre dataset in open sarebbero già un grande successo.
    Per le Regioni: si dovrebbero sbloccare le situazioni in cui antiche leggi regionali bloccano la diffusione in open della cartografia di base (esempio: Regione Abruzzo, Regione Lazio, Regione Friuli Venezia Giulia). Anche se, secondo me, il problema è già superato sia dalla presenza di una legge nazionale che dal fatto che queste leggi parlano di cartografia tecnica su supporto cartaceo mentre noi parliamo di database geotopografici.
    Infine i comuni: sono lontani mille miglia dall’open data eppure hanno dataset fondamentali per lo sviluppo ed il controllo del territorio: piani regolatori e similari e relative varianti, vincoli, cartografie tecniche, stradari.

    Vorrei inoltre aggiungere che bisognerebbe specificare agli enti che devono rendere open anche la stampa di schermate di dataset disponibili in consultazione attraverso dei webgis, ma non disponibili in download o attraverso servizi di interoperabilità.

    Infine, ma avrei ancora tanto da aggiungere, vorrei dire ai ricercatori e sviluppatori che premono molto verso i LOD, che ancora per molto tempo la maggior parte dei riutilizzatori di dati geografici ha bisogno dei dati in locale quindi semplicemente scaricabili. Architetti, ingegneri, geometri, geologi, urbanisti, biologi, ecc. hanno bisogno di lavorare fisicamente i dati. Anche solo per inserire in una tavola uno stralcio cartografico, lo devono riprodurre in perfetta scala e con la legenda più appropriata, evidenziando l’intervento previsto in progetto. Come si fa questo se non si ha fisicamente il dato in locale?

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  10. patrizia saggini

    Nel 2015 è stato predisposto uno studio di fattibilità, anche pubblicato a questo link http://www.studiaresviluppo.it/valutazione-ex-ante-di-un-possibile-piano-dazione-comune-di-incentivo-agli-open-data-degli-enti-locali/
    con cui sono stati individuate delle tipologie di dataset che le PA locali potrebbero pubblicare, sulla base del loro interesse pubblico.
    Lo studio prevedeva anche un’incentivo economico per gli enti che avrebbero pubblicato i dati, il cui finanziamento doveva essere compreso nel PON Governance (se non erro).
    Non potrebbe essere questa l’occasione per riprendere lo studio di fattibilità e metterlo in pratica?Reference

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    • francesco piero paolicelli

      mi riaggancio al commento di Saggini suggerendo nella definizione dell’agenda, di segmentare i dataset obbligatori sia a livello centrale ma soprattutto a livello locale. Il livello minimo potrebbe essere il capoluogo di provincia;

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    • Morena Ragone

      Concordo con Patrizia, il lavoro fatto all’epoca ha richiesto molto lavoro, ed è stato effettuato con una campionatura reale delle amministrazioni potenzialmente beneficiarie.
      Molti dei dati ritenuti importanti, da includere nell’Agenda, sono già censiti lì.

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  11. Ciro Spataro

    approfittare delle 7 piattaforme ICT che le 14 città metropolitane italiane devono costruire nell’ambito dei finanziamenti del PON METRO http://www.agenziacoesione.gov.it/it/pon_metro/Citta/Cittx.html
    per —>
    individuare e definire tipologie di dataset comuni a tutte le città (con metadatazione omogenea) da far pubblicare automaticamente alle stesse piattaforme.
    Le piattaforme sono:
    “Assistenza e Sostegno Sociale” –
    “Edilizia e Catasto” –
    “Cultura e Tempo Libero” –
    “Lavoro e Formazione” –
    “Tributi Locali” –
    “Ambiente e Territorio” –
    “Lavori Pubblici”

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  12. Ciro Spataro

    le piattaforme ICT del PON METRO delle 14 città metropolitane sono un occasione unica (da non perdere) per valorizzare concretamente e in maniera omogenea il patrimonio informativo pubblico.
    Le Piattaforme possono essere riusate da altre città in quanto il codice è a disposizione gratuitamente delle PA. Quindi si mutua l’esperienza della pubblicazione automatica dei dataset dalle 7 piattaforme ICT agli altri comuni più piccoli.
    Questo è un input che non dovrebbe essere sottovalutato se si vogliono avviare processi virtuosi e intelligenti di open data in Italia.

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  13. Ciro Spataro

    @Patrizia_Saggini dicevi in risposta al mio precedente commento:
    “Nel 2015 è stato predisposto uno studio di fattibilità, anche pubblicato a questo link http://www.studiaresviluppo.it/valutazione-ex-ante-di-un-possibile-piano-dazione-comune-di-incentivo-agli-open-data-degli-enti-locali/
    con cui sono stati individuate delle tipologie di dataset che le PA locali potrebbero pubblicare, sulla base del loro interesse pubblico.
    Lo studio prevedeva anche un’incentivo economico per gli enti che avrebbero pubblicato i dati, il cui finanziamento doveva essere compreso nel PON Governance (se non erro). Non potrebbe essere questa l’occasione per riprendere lo studio di fattibilità e metterlo in pratica?”

    Ti rispondo qui perchè nei commenti laterali di risposta, purtroppo dai dispositivi mobili è impossibile leggerne il contenuto (troppo stretto e lungo).
    —>
    Lo studio “Analisi istruttoria di un incentivo agli Enti Locali per il rilascio di Open Data” condotto da Maria Morena Ragone,Lucio Picci, Patrizia Saggini e Davide Taibi è stato davvero notevole (per impulso dato ai comuni piccoli-medi su open data).
    Sarebbe interessante oggi capire, usando un pannello di controllo online disponibile a tutti, quanti di quei comuni da voi consultati hanno pubblicato dataset in open data, che dataset hanno pubblicato e in che formati e con quali aggiornamenti nel tempo. Si anche io ricordo di finanziamenti pubblici a comuni di piccole-medie dimensioni per avviare le politiche locali open data, ma – domanda – si ad oggi quali sono stati i risultati? Un portale che ne raccoglie il monitoraggio?

    Questo Vostro lavoro molto pregevole, ripeto, per gli impulsi forniti a comuni piccoli-medi, sicuramente può essere ancora validamente riutilizzato.
    Tuttavia il mio precedente commento di riferimento al PON METRO, nel contesto di questa consultazione online per la definizione dell'”Agenda Nazionale partecipata per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico” (nell’ambito del Piano di Azione OGP Italia), è stato voluto da me per sottolineare in maniera evidente che in un momento “storico” in cui le 14 città più grandi d’Italia (Aree metropolitane) stanno costruendo 7 piattaforme ICT per la gestione degli ambiti (e dei relativi processi e procedure interne alla PA) di maggiore competenza istituzionale di un comune (“Assistenza e Sostegno Sociale” – “Edilizia e Catasto” – “Cultura e Tempo Libero” – “Lavoro e Formazione” – “Tributi Locali” – “Ambiente e Territorio” – “Lavori Pubblici”), è necessario (diciamo è il momento propizio) prevedere che le stesse piattaforme siano ingegnerizzate/sviluppate per pubblicare in maniera automatica e in tempo reale i dataset in formato aperto dei 7 tematismi. In tal maniera si avranno per le 14 città metropolitane (quindi insieme ai comuni piccoli che ne fanno parte) dataset strutturati omogeneamente per le 14 aree territoriali. Quindi in un primo momento le 14 città metropolitane fanno da apripista e collaudano un modello gestionale delle piattaforme ICT e dei relativi dataset open data pubblicati, in un secondo tempo le altre città medie e piccole d’Italia che non rientrano nelle aree metropolitane (aree interne – consorzi di comuni – ..) riutilizzano a gratis il codice delle 7 piattaforme ICT delle aree metropolitane gestendo quello che hanno gestito le città grandi.

    E’ un occasione da non perdere perchè stiamo parlando di automatizzare il processo di pubblicazione di open data in un momento in cui si definiscono i requisiti prestazionali delle 7 piattaforme ICT di 14 grandi aree metropolitane italiane. Insomma se ciò avviene, non ci sarà più bisogno del dipendente Rossi o del dirigente Verdi che si ricordano (o dimenticano) di pubblicare i dataset in formato aperto delle materie di loro competenza, come più o meno avviene ancora oggi in gran parte delle PA italiane!
    Se 7 piattaforme ICT stanno per essere progettate contemporaneamente in 14 grandi città italiane, e finanziate dalle risorse pubbliche del PON METRO 2014-2010, …. approfittiamone anche per la politica open data valorizzando “seriamente” il patrimonio informativo pubblico!

    Mi scuso per le ripetizioni, ma è il caso di farle in questo momento storico preciso.

    Rispondi
    • patrizia saggini

      @Ciro: purtroppo lo studio di fattibilità che ho linkato non è mai stato attuato… E’ stato solo presentato in alcune occasioni pubbliche (cito il raduno SOD – Spaghetti Open Data del 2015).
      La modalità di pubblicazione dei dati faceva parte dell’attuazione dello studio: era stato proposto la pubblicazione nei portali regionali e sul portale nazionale.
      Sarei d’accordo anch’io per inserire la valorizzazione del patrimonio informativo nei fondi PON METRO… O comunque che sia finanziata in qualche modo!

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  14. marco bava

    il lavoro proposto mi pare assai complesso quando basterebbe raccogliere le istanze della gente che trova le difficoltà’ quotidiane con la burocrazia e che bisognerebbe cercare di aiutare a risolvere,

    Rispondi
  15. marco bava

    troppo complesso deve essere semplificato agli strumenti essenziali in base ai problemi da risolvere

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  16. Rosy Battaglia

    E’ necessario attuare un processo di trasparenza e ristabilire fiducia rispetto ai dati sullo stato di salute dei cittadini e sulle performances sanitarie. Nella nostra proposta all’OGP Forum (a cui rimandiamo la lettura vedi https://docs.google.com/document/d/1PVCuHPBZp8OCxHMpIVFhJwvWguOH1AwXzuNgjjl1Epw/edit?usp=sharing) in merito ai dati sanitari abbiamo cercato di riportare le istanze della società civile e le criticità che sono molto ampie, a partire dalle difficoltà di individuazione dei detentori del dato sanitario. Ricordiamo però che la mancata accessibilità dei dati sanitari e la loro rielaborazione epidemiologica (attraverso progetti ad hoc che non sono stati finanziati, se non parzialmente come Sentieri KIDS ad esempio che riguarda lo stato di salute dei bambini che vivono sui siti contaminati SIN) e la mancanza di adeguata comunicazione ai cittadini, hanno portato in diversi territori ad elevata criticità sanitaria (vedi appunto SIN e SIR siti ad alto impatto ambientale e sanitario) a situazione di tensione e conflitto tra istituzioni e opinione pubblica (come Brescia, Terra dei Fuochi, Taranto). Per questo chiediamo che tra le priorità, peraltro indicate ma non specificate, vengano inseriti, nonostante la mancata individuazione di un percorso condivisi tra decisori, detentori del dato sanitario e cittadini che auspichiamo, i datasets fondamentali per fotografare in tempo reale lo stato di salute della popolazione: l’accesso alle prestazioni, malattie croniche, incidenza dei tumori, cause di ricovero e cause di morte per territorio (ASL – ATS).
    Concreti open data sulla salute e sulla qualità delle cure possono essere l’inizio di un vero processo di accountabilty e come cartina di tornasole della buona attività della PA nell’interesse pubblico e un vero e proprio guadagno per l’intera collettività sia in termini di risparmio della spesa pubblica che della qualità della vita e risoluzione dei conflitti.
    Come per i dati ambientali, la possibilità di accedere all’informazione sanitaria, anche attraverso gli open data e la trasparenza amministrativa, dovrebbe facilitare quella “partecipazione” e quel “controllo” che la collettività deve necessariamente esercitare sui processi decisionali di governi e amministrazioni, garantendo così di inserire, tra i parametri che incidono sulle scelte, la tutela della salute e la qualità della vita.
    Tutto ciò dovrebbe poi favorire il riuso nell’interesse pubblico attraverso progetti di formazione civica condivisa tra istituzioni,medici, epidemiologi, statistici.Reference

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  17. Rosy Battaglia

    In merito ai dati ambientali, ricordiamo che non sono “solo” quelli richiesti dalla società civile, ma come abbiamo ricordato nel nostro contributo al OGP Forum (vedi nostra proposta di azione qui https://docs.google.com/document/d/1PVCuHPBZp8OCxHMpIVFhJwvWguOH1AwXzuNgjjl1Epw/edit?usp=sharing) sono già in obbligo di pubblicazione. La normativa sulle informazioni ambientali, a fronte dell’interesse pubblico sotteso, ha anticipato la disciplina dell’accesso civico, in quanto dovrebbe permettere a chiunque e senza motivazione l’accesso alle informazioni e ai dati ambientali. Questo già a partire dal recepimento della Direttiva 2003/4/CE e della Convenzione di Ahrus ratificata con la legge 16 marzo 2001, n. 108 che ha trovato attuazione attraverso il Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n. 195, vero e proprio FOIA ambientale. Diritto ribadito nel decreto trasparenza 33/2013 all’articolo 40, non modificato e anzi rafforzato dal diritto di sapere introdotto all’articolo 5 della legge 97 del 25 maggio 2016.
    In realtà così non è stato e in termini di open data ambientali il nostro Paese raccoglie un ritardo che si è tradotto in conflitti sociali. La mancanza di trasparenza e la difficoltà di stabilire gli enti competenti sui dati ambientali dopo la riforma del titolo V della Costituzione, si è rivelata un arma a doppio taglio per la stessa Pubblica Amministrazione. Così come si evince dalle ultime relazioni e l’attività della Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati della precedente e della presente legislatura, e dalle 15 procedure di infrazione da parte dell’UE sui temi ambientali (su un totale di 82 a giugno 2016). Una mancanza diffusa del controllo del territorio che si è spesso tradotta in danni per la collettività, a cui il governo ha dovuto rispondere con decreti e stanziamenti ad hoc. Ciò è accaduto sopratutto nelle aree ad alto impatto ambientale e sanitario, come ad esempio, i siti di interesse nazionale e regionale (Brescia, Taranto, Terra dei fuochi, Brindisi, Augusta, Milazzo, Gela, Bussi al Tirino, Valle del Sacco, Pitelli ecc. ecc.) nelle zone industriali soggette a VIA, e nelle zone interessate al traffico illecito di rifiuti come la Lombardia e la Campania. La possibilità di accedere all’informazione ambientale, invece, anche attraverso gli open data e la trasparenza amministrativa, dovrebbe facilitare quella “partecipazione” e quel “controllo” che la collettività deve necessariamente esercitare sui processi decisionali di governi e amministrazioni, garantendo così di inserire, tra i parametri che incidono sulle scelte, la tutela dell’ambiente, della salute e la qualità della vita.
    Per questo è indispensabile partire da una serie di dati ambientali di pubblico interesse, utili al controllo diffuso e allo sviluppo dell’economia green e favorire la loro comunicazione ai cittadini. Per questo sollecitiamo che tra i datasets strategici siano definiti e inseriti in massima priorità quelli con impatto conclamato sulla salute e la contaminazione ambientale. Anche a fronte della nazionale emergenza rifiuti, in ottemperanza anche al nuovo collegato ambientale e alla riforma del sistema agenzie è fondamentale un’operazione trasparenza sui dati relativi alla gestione dei rifiuti in formato open data e al monitoraggio ambientale intorno agli impianti di smaltimento (da discariche ad inceneritori.Reference

    Rispondi
  18. Morena Ragone

    L’Agenda Nazionale potrebbe inglobare le agende locali, ove presenti – la Regione Puglia, ad esempio, ha un piano annuale di rilascio degli open data. Alcuni dei dati indicati – ambientali, per esempio – sono già a pubblicazione obbligatoria, secondo il decreto 33/2013 pre-riforma. Diviene essenziale che il controllo riguardi anche il formato di output, soprattutto per questi dati, dal momento che le tabelle delle ARPA rilasciate in .pdf sono semplicemente illeggibili.Reference

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  19. Marco Lombardo

    L’agenda nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico dovrebbe contenere una lista di dataset la cui pubblicazione è obbligatoria da parte di ciascuna categoria di enti pubblici, la licenza con cui devono essere rilasciati ed il formato.

    Per rendere effettivo l’obbligo di pubblicazione dei dataset, è necessario prevedere delle sanzioni per i responsabili degli enti pubblici che non ottemperano all’obbligo.

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  20. Francesco Formisano

    Ottime proposte di base, stesso dicasi per i commenti qui sopra. E se per stimolare ulteriormente l’implementazione ed il rilascio dei dati in formato open, tornassimo ai tempi dei contest? Vero, forse molto più utile in una fase pioneristica, ma vedo con piacere che in quel di Lecce, questo metodo funziona ancora piuttosto bene. E ciò è valido sia per una competizione tra enti, per vedere (e soprattutto premiare) quelli virtuosi, sia all’interno dello stesso territorio, dato che queste competizioni portano ricadute positive in loco, in termini di nuovi servizi, applicazioni, partecipazioni varie, e maggior cura dei dettagli.

    Rispondi
  21. Monica Palmirani

    Monica Palmirani
    L’ultimo OpenDataBarometer http://opendatabarometer.org/ indica un miglioramento di una posizione ma si legge nei parametri anche una forte lacuna nel programmare l’agenda dell’open data in modo da creare un impatto positivo sul sistema paese sia dal punto sociale che economico.
    Inserire quindi alla fine del paragrafo “e di creare un impatto economico e sociale tale da migliorare la qualità di vita di cittadini e imprese.”Reference

    Rispondi
  22. Monica Palmirani

    Inserire anche i documenti (non dati solamente) legislativi, dei lavori parlamentari, della Gazzetta Ufficiale, delle delibere comunali e degli atti deliberativi delle Regioni.Reference

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  23. Team OGP

    – Nota Team OGP –
    Il 31 Agosto l’ABI (Associazione Bancaria Italiana) ha inviato via email all’indirizzo OGP il proprio contributo alla consultazione pubblica sotto forma di documento unico (scaricabile qui http://open.gov.it/wp-content/uploads/2016/09/ABI-Consultazione.pdf)
    Si riporta sotto il commento relativo a questa Azione

    Per quanto riguarda il primo ambito, e specificamente riguardo agli open data (azione n. 1 – Agenda Nazionale partecipata per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico), l’ABI ritiene che il mettere a disposizione questa importante risorsa (in special modo per la parte di dati pubblici per legge) contribuisca a creare valore per la stessa Pubblica Amministrazione, per molte istituzioni, per le aziende e per i singoli cittadini.
    In questo senso, non è prevedibile il modo in cui l’interazione tra diverse fonti di dati possa portare nuova cultura e innovazione, anche nell’offerta di prodotti e servizi.
    Le iniziative quali quella dell’istituto dell’accesso civico (Foia) e “Amministrazione (più) trasparente” meritano l’ulteriore propulsione e il nuovo impegno previsti nel Piano. A livello locale, le iniziative di open data applicate alle Smart City richiedono la valorizzazione dei risultati ottenuti dal Comune di Firenze affinché possano essere replicati in altre città.
    La disponibilità di dati porterà necessariamente alla proliferazione del loro utilizzo e alla realizzazione di nuove analisi.
    Potrebbe essere opportuno prevedere che la valorizzazione dell’informazione non debba limitarsi alla sola messa a disposizione di dati ma che sia creato anche un portale delle realizzazioni compiute a partire da quei dati – in termini di analisi, applicazioni, progetti e iniziative varie – in grado di attivare una sorta di moltiplicatore della conoscenza legata all’open data.

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