Approcci ed esperienze di sviluppo locale partecipato: LEADER e CLLD

L’approccio LEADER (Liaison Entre Actions de Développement de l'Économie Rurale), nato oltre trent'anni fa come iniziativa comunitaria, rappresenta la base del moderno CLLD (Community Led Local Development), il principale strumento delle politiche europee per lo sviluppo locale nell'ambito dei fondi di sostegno. Si tratta di un approccio territorializzato (place-based), che affida a partenariati locali, i cosiddetti Gruppi di Azione Locale (GAL), il compito di ideare e realizzare strategie di sviluppo integrate e multisettoriali. In questo modello, la partecipazione è l'elemento qualificante e fondante che attraversa e sostanzia tutte le fasi del processo decisionale, dalla progettazione della strategia fino alla realizzazione dell'ultimo intervento sul territorio.

Ambito e obiettivi

L'obiettivo primario di LEADER e CLLD è migliorare la qualità della vita della popolazione, con una particolare attenzione alle zone rurali, creando condizioni di benessere adeguate in aree economicamente fragili e a forte rischio di spopolamento. 

L’ambito di intervento mira a generare un ecosistema vitale e autosufficiente. Gli obiettivi specifici includono il favorire la disponibilità di servizi essenziali per la popolazione locale, la diversificazione dell'economia attraverso la connessione del settore agricolo con il turismo rurale, l'artigianato e l'agroalimentare, e l'integrazione trasversale della sostenibilità ambientale come condizione imprescindibile per ogni azione.

Attori coinvolti

Il processo si fonda sulla costruzione di reti e  partenariati pubblico-privati. I veri motori dello sviluppo sono i GAL, 203 in Italia nel 2025, che riescono a coinvolgere circa 10.000 partner stabili in tutto il territorio italiano, come co-decisori che accompagnano l'intero processo. Gli Enti Locali, in particolare i Comuni, agiscono da protagonisti istituzionali che possono rafforzare le proprie competenze e orientare le politiche verso una visione collettiva. Ad essi si affianca una vasta rete di attori privati, organizzazioni del terzo settore e singoli cittadini, che immettono nel sistema innovazione ed efficienza, bilanciando l'attenzione pubblica verso il benessere comune. A livello superiore, giocano un ruolo chiave le Regioni, la Rete Nazionale LEADER, con funzioni di scambio e formazione, e gli organismi pagatori per il controllo amministrativo.

Attività

Le attività dei GAL si articolano attraverso fasi di co-progettazione e un impiego diffuso di tecniche partecipative e di facilitazione. Nella fase di elaborazione della strategia, il partenariato mappa i fabbisogni usando metodologie di intelligenza collettiva come l'analisi SWOT, il photovoice, il backcasting e mappature partecipate. Un esempio emblematico di ascolto creativo è avvenuto in un GAL veneto, che ha utilizzato contenitori fisici sparsi nel territorio per raccogliere “le parole della montagna”, trasformando le idee dei cittadini in un'esposizione collettiva e interattiva. 

La fase attuativa si concretizza in avvisi pubblici territorializzati e nel supporto mirato, anche formativo, a start-up e categorie deboli. 

Le attività culminano frequentemente nell'avvio di progetti sistemici come i "progetti di comunità" o gli "Smart Village", che aggregano beneficiari diversi per realizzare soluzioni integrate, come alberghi diffusi e orti sociali.

Punti di forza e criticità

Tra i punti di forza più rilevanti emerge la straordinaria capacità dell'approccio LEADER di anticipare soluzioni innovative dal basso. Pratiche oggi considerate consuete, come l'agricoltura sociale sperimentata ad esempio dal GAL Sulcis Iglesiente in Sardegna o il recupero dei borghi tramite alberghi diffusi, come l'iniziativa pionieristica a Specchia in Puglia, sono nate proprio nei laboratori di questi partenariati. 

Un altro risultato cruciale è la creazione sul territorio di competenze tecniche di sviluppo locale che trent'anni fa non esistevano, arrestando l'esodo dai territori rurali e attraendo perfino nuovi residenti.

Rispetto alle criticità, l'esperienza sconta ostacoli di natura burocratica e di governance. I tempi procedurali e le complessità legate agli organismi pagatori regionali rallentano gli interventi, con ampie disparità territoriali tra le Regioni. Un'ulteriore sfida è rappresentata dalla difficoltà di integrare i GAL con altre politiche di sviluppo, come la Strategia Nazionale Aree Interne o il PNRR: la necessità di coordinare misure così strategiche diventa un’onere importante che non tutte le amministrazioni locali sono in grado di sostenere.

Note

Il modello LEADER dimostra che per generare coesione e innovazione occorre avere fiducia nei partenariati di prossimità, capaci di trasformare una singola idea creativa in un patrimonio stabile per l'intera comunità.

Approfondimento

Sviluppo locale partecipato: l’evoluzione dell’approccio LEADER tra costruzione di competenze, governance multilivello e sfide amministrative

L'evoluzione dell'approccio LEADER nelle politiche agricole comunitarie, e del suo sviluppo in una politica diffusa sui fondi di sviluppo come il Community-led Local Developement (CLLD), offre una prospettiva privilegiata su come i territori possano trasformarsi nel corso del tempo.

La sfida dello sviluppo locale partecipato risiede in un profondo cambiamento delle dinamiche territoriali, attraverso l'infrastrutturazione immateriale delle competenze, la complessa interazione tra diversi livelli di governo e la necessità vitale per gli enti pubblici di reinventare il proprio ruolo all'interno di reti collaborative.

Oltre il bando: la complessa architettura della co-progettazione territoriale 
Il funzionamento operativo di LEADER segue un iter istituzionale che parte dai regolamenti della Commissione Europea per declinarsi nei programmi regionali. Essi definiscono gli elementi generali e avviano la selezione delle strategie. Tuttavia, il vero motore del processo si attiva a livello locale stimolando la creazione di Gruppi di Azione Locale (GAL). Questi partenariati, stimolati da promotori locali che possono essere comuni o associazioni, si riuniscono per definire gli ambiti tematici di intervento.

La partecipazione è un impegno che permea l'intero ciclo di vita della strategia. I partner sono soggetti che accompagnano il processo; si riuniscono più volte l'anno per approvare variazioni strategiche e mantengono un costante monitoraggio delle azioni.

Un'innovazione procedurale significativa è la possibilità per i GAL di attivare progetti complessi, come i progetti di comunità e gli Smart Village projects. Questi strumenti superano la logica del singolo finanziamento, raggruppando beneficiari diretti (chi riceve il sostegno) e indiretti (sostenitori e promotori), per realizzare interventi profondamente integrati nel tessuto socio-economico.

L’infrastruttura immateriale: trent'anni di costruzione di competenze 
Uno dei meriti storici, e meno visibili, dell'approccio LEADER è aver letteralmente costruito competenze tecniche e amministrative a livello territoriale. Trent'anni fa, la figura dell'esperto in sviluppo locale era pressoché inesistente e la comunicazione istituzionale avveniva con metodi tradizionali (es. via fax).
In questo scenario, un ruolo cruciale è stato svolto dalla Rete Nazionale LEADER, in collaborazione con enti come l’Istituto Nazionale di Economia Agraria  (INEA) e Formez, che ha strutturato un sistema di apprendimento collettivo attraverso lo scambio di buone pratiche, laboratori formativi ed eventi tematici. Aver colmato questo vuoto ha permesso alle aree rurali di diventare laboratori pionieristici: concetti come l'agricoltura sociale, le filiere locali o il turismo esperienziale, oggi prassi consolidate nelle politiche regionali e nazionali, sono state intuizioni nate "dal basso" decenni fa proprio all'interno dei partenariati LEADER.

La governance multilivello e l’esigenza di integrazione un tema critico nell'attuale scenario delle politiche pubbliche è l'integrazione tra diversi strumenti di finanziamento che insistono sui medesimi territori, come la Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) o il PNRR. Emerge qui una esigenza istituzionale: a livello locale gli attori dimostrano una notevole flessibilità nel trovare sinergie, creando cabine di regia informali o stipulando convenzioni operative tra Comuni capofila e GAL, a livello regionale e nazionale la governance deve accompagnare questo cambiamento. A tal fine, oltre le competenze trasversali, anche le competenze verticali in grado di gestire meccanismi di controllo amministrativo ed erogazione dei fondi gestiti dagli organismi pagatori diventano fondamentali da supportare.

I Comuni come baluardo istituzionale dei territori periferici e il valore della contaminazione pubblico-privata.

In molti territori periferici, i Comuni rappresentano un baluardo istituzionale; operano in uno stato di grande affanno, svuotati soprattutto di capitale umano. Per queste amministrazioni, la partecipazione a un GAL rappresenta un'opportunità  di miglioramento  organizzativo: permette di rafforzare il proprio bacino di competenze e di orientare l'azione pubblica verso una visione collettiva. L'obbligatorietà del partenariato pubblico-privato innesca una virtuosa dinamica di contaminazione: mentre i privati (imprese e Terzo Settore) iniettano nel sistema innovazione, flessibilità ed efficienza, la componente pubblica garantisce che lo sviluppo non perda di vista la sostenibilità, l'equità sociale e il benessere collettivo. Lo sviluppo locale partecipato diviene così uno spazio vitale per la democrazia dei territori.

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