La gestione dei beni comuni: costruire capacità istituzionale per radicare la partecipazione

L’eredità dei Progetti Integrati Territoriali (PIT) e dei Sistemi Ambientali e Culturali (SAC). Lezioni apprese per supportare la collaborazione civica nelle politiche pubbliche.

L'esperienza dei Progetti Integrati Territoriali (PIT) e dei Sistemi Ambientali e Culturali (SAC), strumenti di programmazione negoziata e sviluppo locale promossi dagli Enti locali, rappresenta una interessante sperimentazione italiana basata sul principio dell'integrazione funzionale per lo sviluppo territoriale. Evidenzia una sfida importante che affronta il governo aperto locale: trasformare l'elevata partecipazione generata da queste esperienze in una modalità strutturale e stabile nel tempo, evitando che il coinvolgimento civico si riduca a un mero adempimento formale limitato nel tempo. In questo quadro, le istituzioni assumono un ruolo centrale nel configurarsi come abilitatrici e garanti di questo processo, evolvendo da semplici gestori di procedure a veri e propri nodi di una rete collaborativa. Solo co-progettando le politiche pubbliche insieme alla cittadinanza e rendendo sistematici i meccanismi di ascolto, rendicontazione (accountability) e monitoraggio civico, le amministrazioni locali possono trasformare la partecipazione in un pilastro strutturale dello sviluppo territoriale, capace di alimentare la fiducia tra comunità e istituzioni.

Ambito e obiettivi

Le iniziative si inseriscono nel contesto delle politiche di coesione e dello sviluppo territoriale integrato. I Progetti Integrati Territoriali (PIT), avviati nella programmazione 2000-2006 a livello nazionale, miravano a uno sviluppo intersettoriale comprendente infrastrutture, servizi e comunità sovracomunali. I Sistemi Ambientali e Culturali (SAC), sviluppati nella Regione Puglia tra il 2007 e il 2013, si focalizzavano sulla valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale. 

L’obiettivo fondamentale di queste architetture istituzionali era abilitare una partecipazione più diffusa, riconfigurando le relazioni istituzionali nello sviluppo locale, per incentivare un partenariato allargato. Spiccava la volontà di allineare la spesa pubblica ai bisogni sentiti dalle comunità, massimizzando così l'efficacia in termini di valore aggiunto.

Attori coinvolti

Queste esperienze hanno promosso la costruzione di reti territoriali di grande rilievo, intersecando la sfera politica, tecnica e civica nei territori di applicazione. Dal lato istituzionale, hanno visto la regia nazionale del Dipartimento delle Politiche di Coesione per i PIT e quella regionale della Regione Puglia per i SAC, affiancati dal coinvolgimento di sindaci e amministratori locali. Dal lato della società civile, l'ecosistema partecipativo ha coinvolto attori inediti e un partenariato vastissimo. Nei SAC sono stati messi in rete oltre 1.000 partner, mobilitando associazioni, università, enti ecclesiastici, organizzazioni no profit e semplici cittadini che hanno spesso assunto un ruolo diretto di leadership all'interno dei processi decisionali.

Attività

I processi sono stati fondati su un disegno istituzionale preciso, volto a creare nuovi spazi formali e strutturati di governance partecipata. Per garantire la co-progettazione e la condivisione delle strategie, i PIT hanno istituito specifici tavoli interistituzionali, destinati alla sorveglianza e alla modifica in corso d'opera degli interventi, affiancati da consulte socio-economiche orientate a una vera e propria partecipazione attiva degli attori locali. Per i SAC, il percorso ha previsto l'istituzione di forum partenariali organizzati a livello di singolo sistema, permettendo a centinaia di soggetti di dialogare in modo orizzontale e di definire congiuntamente le operazioni di valorizzazione culturale e ambientale da implementare sul territorio. Tali attività hanno permesso di completare opere e spendere fondi rispondendo a reali esigenze locali.

Punti di forza e criticità

Tra i principali punti di forza si annovera la capacità di mobilitare soggetti diversi su scala sovracomunale, unita all'impatto positivo della partecipazione: l'efficacia del co-progettare ha  permesso di allineare maggiormente le risorse pubbliche ai bisogni delle comunità, sostenendo la fiducia.

Tra i punti di attenzione emerge il nodo della sostenibilità procedurale e gestionale di lungo periodo degli spazi culturali dei SAC. La criticità maggiore è emersa con l'esaurirsi dei finanziamenti dei programmi: la fine delle iniziative ha comportato un allentamento delle prassi collaborative, che necessitano di risorse ma anche di competenze e tempo per essere alimentate.

Queste esperienze evidenziano il rischio che gli strumenti normativi per il coinvolgimento territoriale si limitino all’adempimento e che siano limitate nel tempo, rispondendo ad una logica di progetto, senza mantenere vive nel tempo a venire le comunità di pratica avviate. Da queste esperienze emerge un’importante indicazione: spetta alle istituzioni investire sulle competenze per migliorare la capacità istituzionale di assicurare processi partecipativi resilienti, creando spazi di ascolto e trasformando il dialogo civico in un elemento essenziale e stabile dell’agire quotidiano.

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